Mettiamo subito le cose in chiaro: il finlandese non è una lingua scandinàva (come svedese, norvegese, danese), ma non è neppure una lingua slava. E allora, se non è simile né allo svedese né al russo, a che lingua assomiglia il finlandese? Probabilmente, se rispondessi che è vicino all’estone e appartiene alla stessa famiglia linguistica dell’ungherese, molti continuerebbero a non avere idea di che lingua sia il finlandese. Partiamo dunque dalle basi: il finlandese è una lingua ugrofinnica.
Breve storia della lingua finlandese
In Europa la maggior parte delle lingue appartiene al gruppo indoeuropeo, una macrofamigia di lingue imparentate alla lontana. Da questa protolingua si sarebbero sviluppate le lingue antiche (e da lì quelle moderne) parlate in Europa, India e Asia occidentale. Il finlandese, invece, non è una lingua indoeuropea, e appartiene al gruppo delle lingue uraliche, che comprende lingue parlate in un’area che si estende dalla Scandinavia alla Siberia.
Le origini più antiche delle lingue uraliche sono oggetto di ricerca e di dibattito. La ricostruzione di una lingua comune, il cosiddetto protouralico, si basa sul confronto tra le lingue uraliche moderne e antiche e sull’individuazione di corrispondenze regolari tra suoni, parole e strutture grammaticali. Non possediamo testi scritti in protouralico, che s’ipotizza fosse parlato negli Urali circa 7.000-10.000 anni fa, e non possiamo sapere con certezza come fosse. Nel corso dei millenni, da questa lingua preistorica si sono sviluppate da una parte le lingue samoiede, dall’altra quelle ugrofinniche. Se a un certo punto i Samoiedi si diressero in Siberia, a nord-est, gli antichi Ugrofinni andarono a sud-ovest, venendo in contatto con i popoli indoeuropei di cui sono testimonianza i molti prestiti dalle lingue slave e germaniche. Il protougrofinnico avrebbe dato vita a due gruppi linguistici, quello ugrico (di cui fa parte ad es. l’ungherese) e quello finnico (di cui fanno parte ad es. il finlandese, l’estone e il sámi). Ognuna di queste famiglie si suddivide ulteriormente. Non entro nel merito e mi limito a dire che il finlandese fa parte del ramo baltofinnico.
➡️ Guarda la cartina delle lingue indoeuropee e delle lingue uraliche
Da dove vengono i finlandesi?
Sembra che i Finni siano approdati in Finlandia nel III secolo a.C. ma il dibattito sul luogo d’origine dei Baltofinni e sul loro patrimonio genetico è ancora aperto. Gli studiosi stanno tuttora cercando di ricostruire le caratteristiche delle lingue preistoriche, gli spostamenti e i contatti dei popoli antichi, gli artefatti materiali, e cercano risposte ai peculiari geni dei Baltofinni. A testimoniare il recente interesse del mondo scientifico per tali argomenti cito a titolo esemplificativo Homo Fennicus (2020) del Professor Valter Lang che promuove un approccio interdisciplinare, unendo archeologia, linguistica e genetica. Nel corso dei secoli non sono certo mancate strane ipotesi pseudoscientifiche sull’origine dei Finni e della lingua finlandese: Daniel Juslenius arrivò a collegare i finlandesi alle tribù perdute d’Israele e alle antiche civiltà mediterranee; G. S. Wettenhovi-Aspa cercò improbabili legami tra finlandese ed egiziano; in epoca nazista Heinrich Himmler guardò alla mitica Finlandia del Kalevala attraverso la lente della propria ideologia razziale; e Ior Bock arrivò a collocare in Finlandia la culla dell’intera umanità. Ma torniamo a noi.
Agricola e la nascita del finlandese scritto
A differenza di molte lingue europee, il finlandese ha una tradizione scritta relativamente recente. Non significa, naturalmente, che prima del Cinquecento non esistesse una lingua finlandese: il finlandese era parlato da secoli, ma non disponeva ancora di una tradizione scritta unificata. Le testimonianze scritte prima del Cinquecento sono poche e frammentarie, prevalentemente di carattere religioso. Prima della nascita del finlandese letterario, le principali lingue della cultura e dell’amministrazione erano il latino e lo svedese. Il finlandese veniva invece trasmesso soprattutto oralmente, attraverso una grande varietà di dialetti. La svolta arrivò con Mikael Agricola (ca. 1510–1557), vescovo di Turku e sostenitore della Riforma protestante, considerato tradizionalmente il padre della lingua scritta finlandese. Seguendo il principio luterano secondo cui i fedeli dovevano poter leggere e comprendere la Bibbia nella propria lingua, Agricola si dedicò alla traduzione di testi religiosi in finlandese: nel 1543 pubblicò l’Abckiria, il primo libro stampato in finlandese, una sorta di abbecedario che conteneva l’alfabeto, preghiere, insegnamenti religiosi, esercizi ortografici e l’alfabeto, un primo tentativo di fornire al popolo strumenti linguistici concreti per potere leggere consapevolmente la Bibbia; nel 1548 uscì invece Se Wsi Testamenti, la sua traduzione del Nuovo Testamento. Agricola mise per iscritto l’alfabeto finlandese ispirandosi a quello latino, svedese e tedesco, poi scelse una base per la sua lingua scritta (il dialetto dell’Uusimaa orientale) e plasmò oltre 6.000 nuovi termini, molti dei quali tutt’oggi in uso. Così nacque il finlandese scritto.
➡️ Leggi il post su alcuni “falsi amici” nella lingua finlandese
➡️ Leggi il post sui vari modi di dire “neve” in finlandese
Seicento e Settecento
Nel Seicento il lavoro di Agricola fu portato avanti da diverse personalità, soprattutto nell’ambito della letteratura religiosa: Jacobus Finno (primo inno in finlandese, un libro di preghiere e uno di catechismo) Hemmingius Henrici (libro di inni religiosi in fin.), Henrik Florinus (dizionario lat-sve-fin, raccolta di indovinelli popolari), Eerik Justander (poesie, traduzione della prima opera teatrale in fin.), Juhana Caianus (inni religiosi), Mattias Salamnius (canti religiosi), Gabriel Tuderus (poesie). Nel 1640 fu fondata l’Accademia di Turku, destinata a diventare il principale centro culturale e intellettuale della Finlandia fino al trasferimento a Helsinki nel XIX secolo. La produzione scritta in finlandese cominciò gradualmente ad allontanarsi dall’ambito esclusivamente religioso, anche se la strada verso una vera letteratura finlandese era ancora lunga.
Nel Settecento emersero i primi finnofili, studiosi e intellettuali sostenitori delle tradizioni popolari, fautori del risveglio nazionale, promotori della ricerca scentifica e dello sviluppo della cultura e della lingua finlandese. Tra loro troviamo tra l’altro Henrik Gabriel Porthan, Gabriel Calamnius, Daniel Juslenius, Bartholdus Vhäel, autore della prima grammatica finlandese (1733), e Anders Lizelius, legato alla nascita della stampa periodica in lingua finlandese.
Tra il Cinquecento e il 1809 furono pubblicate meno di duemila opere in finlandese e gran parte della produzione era costituita da testi religiosi. Anche molti degli intellettuali e dei primi romantici che vivevano e lavoravano in Finlandia continuavano a scrivere soprattutto in svedese.
Dal Romanticismo nazionale a lingua nazionale
Nel 1827 un enorme incendio distrusse l’Accademia di Turku la vita culturale fu trasferita a Helsinki. Qui, nel 1830, nacque la Lauantaiseura, la “Società del Sabato”, un circolo di intellettuali universitari interessati alla letteratura, alla filosofia e alla cultura nello spirito del Romanticismo nazionale. Tra i suoi membri c’era anche J.V. Snellman, fautore della letteratura in lingua finlandese e uno dei principali esponenti della fennomania, il movimento culturale e politico nato in seno al Romanticismo che sosteneva l’uso del finlandese e la valorizzazione delle tradizioni popolare come elementi fondamentali dell’identità nazionale e strumenti di coesione nazionale.
Nel 1831 a Helsinki fu fondata la Suomalaisen Kirjallisuuden Seura (SKS), la Società di Letteratura Finlandese, con l’obiettivo di promuovere la letteratura finlandese e raccogliere il patrimonio folklorico del Paese. Fu proprio la SKS a sostenere le spedizioni di Elias Lönnrot, che viaggiò nelle regioni orientali e nella Carelia del Mar Bianco raccogliendo runot, i canti della tradizione orale. Da questo materiale Lönnrot costruì il Kalevala, pubblicato per la prima volta nel 1835 e in una versione ampliata nel 1849. Il Kalevala ebbe un’importanza enorme: contribuì a creare un patrimonio letterario comune e divenne uno dei simboli dell’identità nazionale finlandese. La lingua finlandese acquisì così un nuovo prestigio e dimostrò di poter essere anche lingua della poesia, della letteratura e della cultura, non soltanto della comunicazione quotidiana. Nel 1863, per ordine dello zar Alessandro II, il finlandese fu affiancato allo svedese come lingua ufficiale dell’istruzione.
Dopo I sette fratelli (Seitsemän veljestä, 1870) di Aleksis Kivi, primo romanzo della letteratura finnofona, il mondo della cultura si aprì definitivamente al finlandese. Sebbene la letteratura in lingua finlandese sia relativamente giovane, ha saputo ritagliarsi uno spazio sempre maggiore nella letteratura mondiale, producendo in breve tempo una serie di perle letterarie.
Ne ha fatta di strada il finlandese che oggi è una delle due lingue nazionali della Finlandia, insieme allo svedese. Parlato come lingua madre da circa 5 milioni di persone in Finlandia e da oltre mezzo milione di persone come seconda lingua, dal 1995 è anche una delle lingue ufficiali dell’Unione europea.
Il finlandese parlato e i dialetti
Accanto alla lingua standard esiste una straordinaria varietà di dialetti regionali e varietà parlate. Dopo un periodo in cui le diversità dialettali si erano attenuate a favore di un finlandese standard, a partire dagli anni ’60 i parlanti hanno iniziato a rivendicare l’uso del dialetto per rimarcare con orgoglio la propria appartenenza locale. In Finlandia il dialetto non è necessariamente associato a un livello sociale inferiore e lo ritroviamo in letteratura (si pensi ad es. al Kalevala o Asterix nel dialetto del Savo settentrionale, ad alcuni fumetti di Paperino tradotti in dialetto, Tuntematon sotilas e altri capolavori della “letteratura alta”), in musica (artisti come Verjnuarmu, Timi Lexikon, Esa Pakarinen, Tuomari Nurmio), nel cinema (in generale, ma menziono ad es. Miss farkku-Suomi, Napapiirin sankari, Tuntematon sotilas) ed è promosso a livello di associazioni culturali.
Questa ricchezza fa sì che imparare il finlandese standard non significhi necessariamente essere in grado di capire tutto ciò che si sente per strada.
L’inglese in Finlandia
Negli ultimi decenni il rapporto tra finlandese e inglese è diventato uno dei temi più discussi quando si parla del futuro della lingua in Finlandia. E non è difficile capire perché. L’inglese è ormai dappertutto. È la lingua della ricerca scientifica e di gran parte dell’università internazionale, della tecnologia e di molti ambienti di lavoro; è sempre più presente nei servizi, nella comunicazione digitale e nella vita quotidiana, soprattutto nelle grandi città e tra le generazioni più giovani. Nel 2025, per esempio, quasi il 90% delle tesi di dottorato in Finlandia risultava scritto in inglese. E dal 2026 è possibile frequentare anche il liceo generale interamente in inglese in Finlandia.
Entra nel finlandese attraverso prestiti, espressioni, modelli sintattici e modi di costruire il discorso. È un fenomeno normale per una lingua viva che entra in contatto con altre lingue e si evolve insieme alla società. La domanda interessante, quindi, non è se il finlandese cambierà. Cambierà, inevitabilmente. La domanda è quanto spazio continueremo a riservargli.
Il finlandese rimane la lingua quotidiana dominante nella società finlandese, ma è necessario evitare che l’inglese diventi una scorciatoia permanente, e dopo tutta la fatica che se ha fatto per conquistarsi un posto nella cultura, nella scuola, nell’amministrazione e nella letteratura, mi rifiuto di immaginare che il finlandese possa semplicemente scomparire. Ha attraversato secoli di convivenza con lo svedese, il latino e il russo; è diventato uno strumento di coesione nazionale e ha dato una voce scritta e ufficiale alla cultura finlandese. Un po’ di sisu, insomma, ce l’ha già dimostrato. Ma una lingua non sopravvive soltanto perché è forte. Sopravvive perché viene usata. Quanto continueremo a scegliere di vivere in finlandese?
➡️ Sul perché studiare il finlandese, leggi anche Studiare il finlandese: risorse e consigli
Come funziona il finlandese? Pillole di grammatica
È vero, in finlandese ci sono 15 casi. Ma è anche vero che non ci sono gli articoli, il femminile e il maschile, le preposizioni, il futuro, il verbo avere e complicate subordinate come in italiano: insomma, come in tutte le lingue, non può essere tutto difficile e le parti ostiche sono compensate da altre più semplici.
In genere per gli italiani non è particolarmente difficile pronunciare il finlandese: ci sono delle lettere in più rispetto all’alfabeto italiano (ä [æ], ö [œ], y [y], å [ɔ]), ma per il resto si pronuncia così come si scrive. Ricordatevi di far sentire bene le h e le doppie, e che l’accento cade sempre sulla prima sillaba. Esempi: kieli (lingua) [ˈkieli] accento sulla prima i; lautanen (piatto) [ˈlɑutɑnen] accento sulla prima a; haarukka (forchetta) [ˈhɑː.ruk.kɑ] h aspirata+accento sulla prima a+doppia a (quindi una a più lunga)+ doppia c dura.
Ho sentito alcuni dire che il finlandese è una lingua piatta, monotona, “dura”. In realtà si tratta di una lingua ricca di vocali, molto musicale, e ce lo dimostra proprio l’armonia vocalica: ciò significa che in una parola ci sono o tutte vocali anteriori (ä, ö, y) o tutte vocali posteriori (a, o, u), mentre i ed e compaiono in entrambi i casi. Esempi: ryhmä (gruppo), myös (anche), yötä (notte, partitivo sing.), syrjäinen (isolato), pallo (palla), suomalainen (finlandese), naapuri (vicino).
Il finlandese è una lingua agglutinante, ciò significa che fa ampio uso dei suffissi, derivativi o delle desinenze dei casi. In mancanza di articoli e preposizioni i suffissi ci danno tutte le informazioni grammaticali necessarie. Esempi di suffissi derivativi: ystystävyys (amicizia, da ystävä amico), kahvila (caffetteria, da kahvi caffè), kuolema (morte, da kuolla morire), myyjä (venditore, da myydä comprare), kuningatar (regina, da kuningas re), tuulinen (ventoso da tuuli, vento), rajaton (sconfinato, da raja confine), hitaasti (lentamente, da hidas lento), heikentää (indebolire, da heikko debole). Esempi di suffissi di caso: suden (gen. sing., del lupo, da susi); poikien (gen. pl., dei ragazzi, da poika), omenaa (part. sing., mela, da omena), bussilla (col bus, da bussi), jouluna (essivo sing., a Natale, da joulu), onneksi (translativo sing. per fortuna, da onni), talossa (inessivo sing., in casa-stato in luogo, da talo), taloista (elativo pl., dalle case-moto da luogo, da talo), taloon (illativo sing., in/a casa-moto a luogo, da talo).
Dunque, come forse avrete notato dagli esempi precedenti, al tema della parola, ricavato dal genitivo singolare cui si toglie la desinenza -n, si aggiungono le desinenze dei vari casi. Ma non è così semplice perché aggiungendo i suffissi dei casi può capitare che il tema cambi… Si parla di tema forte, tema debole e alternanza consonantica, un’alterazione fonetica che riguarda verbi, pronomi, aggettivi e sostantivi. In soldoni: in determinati casi p, t, k del tema si trasformano (raddoppiano, vengono assimilati, cadono o diventano d, v, j). Esempio: kadulla (adessivo sing., sulla strada, da katu+ suffisso -lla), Matin (gen. sing., di Matti, da Matti + suffisso -n), ammun (io sparo, da ampua sparare), luvun (gen. sing., di numero, da luku + suffisso -n).
In finlandese gli attributi si accordano alla declinazione del nome cui si riferiscono. Esempi: uudessa talossa (nella nuova casa), mustia sohvia (divani neri), muista maista (da altri Paesi). Alcuni verbi richiedono determinati casi (si parla di rektio). Esempi: rakastaa, amare, richiede il partitivo; etsiä, cercare + partitivo, inessivo o elativo; tykätä, piacere + elativo; käydä, andare + inessivo. Dopo i numeri va sempre il partitivo singolare. Esempio: 2 mustaa kissaa (2 gatti/gatte neri/nere). Non essendoci maschile o femminile, il sesso si capisce dal contesto oppure va specificato.
Il complemento oggetto è forse l’argomento più ostico, talvolta al partitivo, talaltra al genitivo o al nominativo in base al tipo di frase (affermativa, negativa, impersonale, passiva, ecc…), alla reggenza del verbo, al fatto che il sostantivo sia numerabile o meno e che l’azione sia in corso o terminata.
Dopo aver parlato di casi, armonia vocalica, alternanza consonantica e altre meraviglie del finlandese, forse vi starete chiedendo: ma quindi è una lingua difficilissima? La risposta, come spesso accade quando si parla di lingue, è che dipende da quale lingua parlate e da cosa intendete per “difficile”. Per un italiano il finlandese è certamente lontano da ciò a cui siamo abituati. Non possiamo affidarci a molte somiglianze, come accade quando studiamo spagnolo o francese. Ci sono parole da imparare da zero e alcuni meccanismi grammaticali richiedono un po’ di allenamento. Ma il finlandese ha una logica molto precisa. E, una volta iniziato a riconoscerla, quello che all’inizio sembra un insieme di parole complicate comincia a diventare più leggibile. Come per tutte le lingue ci vuole pazienza e allenamento, ma niente è impossibile, tanto meno il finlandese.
Se vuoi passare dalla teoria alla pratica:
➡️ Studia il finlandese con Giulia in Finlandia!
➡️ Leggi anche Studiare il finlandese: risorse e consigli
Perché il modo migliore per imparare una lingua è cominciare a usarla 😉
Vuoi scoprire altre tradizioni, storie e curiosità sulla Finlandia?
Segui Giulia in Finlandia sui social per altri frammenti di vita dal Nord.
[1] Laitinen, Kai, 1995, La letteratura finlandese: un breve profilo, Otava, Helsinki, p. 48.
Fonti e approfondimenti:
Sulla storia della lingua finlandese:
- Suomen kielen päivä, la “giornata della lingua finlandese
- Kun maailma alkoi olla riittävän avoin, murteet alkoivat tuntua muodikkailta – ”Kyse on siitä, missä vaiheessa omien kielellisten juurien etsiminen ja korostaminen alettiin kokea muodikkaaksi”
- Laitinen, Kai, 1995, La letteratura finlandese: un breve profilo, Otava, Helsinki
Sulla grammatica:
- Finlandese.net
- Bifrost.it
- Loikala, Paula, 2013, Finlandia. Storia, lingua, cultura, Aracne, pp. 131-143
- Martin, Sanna Maria, 2005, “Problemi di apprendimento della lingua finlandese: la scelta del caso del complemento oggetto”, in Loikala, Paula (a cura di), Lingua, cultura e letteratura finlandese in Italia, Gedit, Bologna, pp. 115-126
Testi © Giulia Santelli
Bravo! ? Un ottimo sommario delle radici della lingua finlandese e della storia di finlandese scritto.?
Non ti preoccupare, la lingua finlandese non sparirà mai, malgrado la influenza d’inglese. Certo che la lingua cambia quando il mondo cambia ma credo che le radici della nostra lingua e cultura sono sufficientemente profonde per resistere qualsiasi attacco esterno. Anche la nostra posizione remota geografica è favorevole per proteggerci! ?Comunque, serve essere attento! È fondamentale che il sistema di educazione senta la sua responsabilità. (Forse anche in Italia ci sono minacce similari: il uso delle parole inglese nella parlata dei giovani e nelle pubblicità, il uso del congiuntivo che sta riducendo…).
È impressionante la tua analisi della struttura della grammatica finlandese! Si vede che hai fatto un lavoro immenso per internalizzare tutto quello!?? Il finlandese non è la lingua la più facile, salvo a noi nativi!?. Meno male mia madre me l’ha insegnata!?
Un’altra cosa, per caso hai qualche idea da dove viene la lingua basca? Il Paese Basco è una regione di Spagna e il basco è una delle quattro lingue officiali di Spagna. Io ho la percezione che nessuno può legare quella lingua a nessun gruppo principale linguistico. Ho capito che il basco sicuramente non fa parte del gruppo indoeuropeo anche se il Paese Basco è circondato solo da paesi indoeuropei. Una volta ho letto un articolo sostenendo (scherzando, certo..) che il basco è caduto dal cielo alla terra essendo la origine la più verosimile di quella lingua?. Anche nell’articolo c’era speculazione che il finlandese abbia la stessa origine. Chissà… Al meno io non capisco nessuna parola dell’ungharese anche se si sostiene officialmente che le nostre lingue abbiano la stessa origine. Cosa ne pensi…??
Ciao Markku, grazie per questo tuo interessante commento!
è vero, la lingua è in costante mutamento, così come i suoi parlanti, ma speriamo solo che a lungo andare non si assista a un appiattimento delle differenze culturali (e linguistiche) dovuto al prendere a modello altri Paesi. Io sono una sostenitrice delle differenze linguisitche e culturali, ricchezze che vanno salvaguardate. Anche in Italia c’è il problema dell’influenza della lingua inglese, ma forse un po’ meno rispetto alla Finlandia (alla fine in Italia la conoscenza della lingua inglese è ancora in generale piuttosto scarsa, anche a livello universitario, e non mi è sembrato di sentire ad. esempio i giovani usare così tante parole palesemente inglesi nel discorso e mischiare inglese e italiano). Comunque al momento non sono abbastanza informata sulla questione per potere dare delle risposte certe, le mie sono solo delle impressioni da approfondire.
Ungherese e finlandese sono imparentate ma si sono separate moltissimi anni fa prendendo strade diverse (anche geograficamente): l’ungherese appartiene al ramo ugrico, il finlandese a quello ugro-finnico e la parentela non è così immediatamente visibile. Più visibile la vicinanza tra estone e finlandese o careliano e finlandese, tutte appartenenti alla sottofamiglia baltofinnica, quindi la parentela è molto più vicina.
Per quanto riguarda il basco, ti ringrazio di avermelo fatto presente perché non ne sapevo nulla! Ho dato un’occhiata veloce ed effettivamente la questione dell’origine è ancora incerta e c’è chi ipotizza un’influenza finnica. Molto interessante, chiederò anche a un mio amico che ha studiato un po’ di basco se ne sa qualcosa 😉
Sì, hai ragione, l’appiattimento delle differenze culturali fra la Finlandia e i paesi anglosassoni è già una realtà, purtroppo. Qualcuno ha perfino sostenuto che la Finlandia sia il paese il più americanizzato del mondo! Credo che la ragione principale è l’impatto della televisione e attualmente anche l’Internet. La globalizzazione, insomma! La televisione finlandese è piena dei film e delle serie americani e inglesi con sottotitoli. Dunque, durante decenni abbiamo sia imparato l’inglese auditivo sia abituati e adottato (specialmente i giovani) “lo stilo di vita” anglosassone. È una cosa sia positiva (il livello dell’inglese dei finlandesi è abbastanza buono) sia negativa (l’appiattimento culturale). Comunque, è una realtà con cui poco possiamo fare.
Però, credo che malgrado tutto questo la nostra lingua, finlandese, non sia in grande pericolo. Durante secoli il finlandese ha preso in prestito parole sia del latino, dello svedese, russo, e ultimamente dell’inglese, senza perdere la sua particolarità come lingua. La ragione, credo, è la struttura particolare della grammatica della nostra lingua. Funciona come una roccaforte linguistica contra qualsiasi attacco esterno. Voglio dire che, per esempio, è tutt’altro che facile per l’inglese rompere questa roccaforte solo dando in prestito le sue parole. Possiamo prendere le parole che vogliamo con gratitudine senza che quelle corrompano la (struttura del)la lingua. Dunque, secondo me, possiamo dormire tranquilli!? Cosa ne dici?
In realtà non so bene da dove venga questa “americanizzazione”. Anche la televisione italiana è tempestata di film stranieri ma non mi sembra abbiano avuto lo stesso impatto culturale che in Finlandia. Per quanto riguarda la lingua sono d’accordo, il sottotitolaggio ha sicuramente aiutato a sviluppare le competenze in lingua inglese e mi chiedo che il sentire i film in lingua originale non abbia davvero contribuito a una sorta di appropriazione identitaria, o meglio di empatia e successiva identificazione nel mondo anglofono. Sicuramente gli studiosi di linguistica finlandese saprebbero illuminarci su questi dubbi. Quello che si può fare è imparare ad apprezzare le differenze linguistiche (dialetti inclusi) e culturali, fonte di ricchezza; imparare a apprezzare la differenza della lingua e della cultura finlandese. Questo sarebbe un lavoro da realizzare capillarmente a livello di istruzione, politiche, turismo e vita quotidiana.
È vero quel che dici sui prestiti: nella storia popoli e lingue sono venuti in contatto influenzandosi a vicenda, culturalmente e linguisticamente, permettendo alla civiltà di arricchirsi ed evolversi. Talvolta, purtroppo, questi contatti hanno portato alla dominanzione di una lingua e di una cultura sulle altre, i pericoli sono sempre in agguato, tutt’oggi, soprattutto per le lingue minori o con meno potenza politica ed economica. Quando si parla di pericolo per la lingua finlandese, si parla di qualcosa che ha inizio ora ma di cui si vedranno i risultati tra molti, molti anni. La questione secondo me non si riferisce tanto alla grammatica, quanto alla mentalità dei parlanti. Quando i parlanti smettono di parlare una lingua, quella muore; quando i parlanti decidono di usare 10 parole inglesi e 3 finlandesi, allora la lingua è in pericolo.
Giulia, ti pongo una domanda:
per te è più facile parlare o scrivere in finnico?
Ho visto un tuo video e parli finnico incredibilmente bene, congratulazioni.
Grazie! A questo punto forse parlare 🙂 o almeno, nel parlato gli errori saltano meno all’occhio!
Pingback: Studiare il finlandese – Giulia in Finlandia
Pingback: PRRRKELE! Quando ci vuole, ci vuole. – Giulia Santelli (Giulia in Finlandia)
Ciao Giulia sto studiando finlandese ma non riesco capire quando per esempio si usa musta e quando si usa mustaa…..che differenza c’è?
“Musta”= nero, nominativo singolare
“Mustaa”=nero, partitivo singolare
“Musta” è anche l’abbreviazione (colloquiale, parlato) di “minusta” che significa “secondo me”
Ci ho capito poco….ma grazie per la risposta
Non c’è molto da capire, musta e mustaa sono la stessa parola, declinata
Si nel senso che nel corso che sto facendo non riesco a capire quando usare una e l’altra. Con i soli esempi in finlandese non mi capisco ecco….
Pingback: Calendario finlandese. Aprile – Giulia Santelli (Giulia in Finlandia)
Pingback: PRRRKELE! Quando ci vuole, ci vuole. -