La bandiera finlandese sventola fiera in ogni angolo del Paese e nell’aria risuona l’inno nazionale. L’atmosfera è solenne. Le candele bianco-blu brillano sui davanzali delle finestre mentre nei cimiteri la luce tremolante delle fiammelle illumina le tombe dei caduti. Per le strade si susseguono eventi e cortei. La processione studentesca con le fiaccole a Helsinki e la parata militare nazionale che si svolge ogni anno in una città diversa. In tv torna il classico Tuntematon sotilas (Il milite ignoto), tratto dal celebre romanzo di Väinö Linna. Stasera tutto il Paese si riunirà davanti allo schermo per assistere al Grande Gala al palazzo del Presidente e commentare gli abiti degli invitati. Mi sintonizzo anch’io, mentre decoro l’albero di Natale. E tra una lucina e una ghirlanda, il pensiero corre a chi ha combattuto per questo Paese: se oggi illuminiamo le finestre, è perché qualcuno ha saputo resistere nel buio.
Buona festa dell’Indipendenza! Hyvää itsenäisyyspäivää!
La storia in breve
“Svedesi non siamo, russi non vogliamo essere,
lasciateci allora essere finlandesi”. — Adolf Ivar Arwidsson
I finlandesi hanno un forte legame con la patria perché se la sono conquistata recentemente dopo guerre sanguinose. Il ricordo dei conflitti con la Russia è ancora vivo: la Guerra d’Inverno (30.11.1939-13.3.1940) e la Guerra di continuazione (25.6.1941-19.9.1944) coinvolsero un’intera generazione e costarono la vita a migliaia di finlandesi che si batterono per una Finlandia autonoma e libera dall’influenza russa.
Facendo un super-sunto, diciamo che per millenni la Finlandia fu contesa tra la Svezia (sotto cui restò dal 1200 al 1809) e la Russia (dal 1809 al 1917, come governatorato autonomo). Già nella seconda metà del XVIII secolo alcuni fennomani sollevarono la questione dello status della lingua e della cultura finlandese, ma è nel XIX secolo, sulla scia del Romanticismo europeo che promuoveva la conoscenza delle origini come parte del risveglio nazionale e a fronte di una presenza russa sempre più forte, che i finlandesi iniziarono a prendere coscienza della propria identità linguistica e culturale.
Il Kalevala, l’epopea finlandese scritta da Elias Lönnrot sulla base dei canti popolari raccolti in Finlandia e in Carelia e pubblicata prima nel 1835 e poi nel 1849, divenne il simbolo dell’identità nazionale e innalzò, tra l’altro, il finlandese a lingua della cultura. In quest’atmosfera, la campagna di russificazione promossa da Nicola II negli anni ’90 del XIX secolo non fece altro che acuire le rivendicazioni dei finlandesi che, approfittando dell’abdicazione dello zar, nel 1917 approvano una legge che concedeva loro più potere nella politica interna. La Russia sciolse il governo provvisorio e disapprovò il cosiddetto Power Act.
A novembre Pehr Evind Svinhufvud (1861-1944) fu scelto come capo del Senato con lo scopo d’incrementare l’indipendenza della Finlandia, e così successe: il 6 dicembre il Parlamento finlandese approvò la Dichiarazione d’Indipendenza, accordata a sua volta da Lenin il 31 dicembre. Se da una parte c’è chi ha interpretato questa mossa come magnanimità d’animo e scelta ideologica a favore dell’autodeterminazione dei popoli, dall’altra c’è di dice che in realtà Lenin l’abbia fatto solo perché la Russia era in condizioni disastrose e voleva scrollarsi di dosso il “problema Finlandia”, sperando che, concedendo l’indipendenza, i finlandesi si sarebbero riuniti volontariamente alla Russia. Il dibattito è ancora aperto e dipende molto dalla lente con cui si guarda la storia. Certo è che l’indipendenza creò un bello scompiglio e nel 1918 scoppiò la guerra civile tra i Rossi, legati alla Russi bolscevica, e i Bianchi guidati da Mannerheim, che volevano mantenere lo status quo. Evidentemente vinsero quest’ultimi, altrimenti la Finlandia che conosciamo oggi non esisterebbe. La Repubblica finlandese nacque nel 1919, ma i contrasti con la Russia erano solo all’inizio…
Le candele bianco-blu
Il 6 dicembre, alle diciotto, quando il paesaggio scompare nel buio, i finlandesi accendono due candele bianco-blu sui davanzali delle abitazioni. Si dice che una rappresenti la casa e l’altra la patria.
Nel Settecento e nell’Ottocento, due candele alle finestre rendevano omaggio al sovrano, in visita o nel giorno del suo compleanno (prima il re di Svezia e poi, dal 1809, lo zar di Russia). All’inizio del Novecento, segnalavano agli jääkärit — giovani militari finlandesi che si addestravano in Germania in vista della guerra con la Russia — che quella era una casa amica. Durante gli anni della guerra si diceva che una fosse dedicata ai caduti al fronte e l’altra ai soldati tornati a casa. Negli negli anni Sessanta e Settanta, alcuni esponenti della sinistra radicale le consideravano un simbolo del patriottismo borghese rifiutandosi di accenderle. Oggi è difficile immaginare il giorno dell’indipendenza senza le candele bianco-blu. Cambiano i tempi, cambiano i significati, ma quelle due fiammelle continuano a brillare nel buio dell’inverno.
Linnan Juhlat, tutti davanti alla TV!
Uno degli appuntamenti più attesi del 6 dicembre è Linnan juhlat, il ricevimento per la Festa dell’Indipendenza organizzato dal Presidente della Repubblica al Palazzo presidenziale di Helsinki. La tradizione risale al 1919, quando il presidente K. J. Ståhlberg accolse circa 150 invitati in un ricevimento pomeridiano. Nel 1922 si passò alla serata e gli ospiti superarono il migliaio. Oggi il ricevimento è un vero rito nazionale, seguito in diretta televisiva da milioni di finlandesi.
Il 6 dicembre i finlandesi si riuniscono curiosi davanti allo schermo solo per vedere e commentare i vestiti sgargianti dei 2.000 invitati che a turno stringono la mano al Presidente e consorte. L’eleganza è d’obbligo, ma a rubare la scena sono spesso gli abiti più creativi e stravaganti. Per certi versi, sembra di guardare Sanremo ai tempi d’oro…
Tra gli invitati ci sono politici, diplomatici, veterani di guerra, sportivi, artisti e personalità della società finlandese, ma anche persone comuni che si sono distinte in ambiti diversi. Perché, al di là degli abiti da sera, i veri protagonisti sono le persone che ogni giorno danno forma a questo Paese.
La bandiera finlandese
La bandiera finlandese riprende il modello delle bandiere nordiche: una croce blu, spostata verso il pennone, su fondo bianco. Fu adottata ufficialmente pochi mesi dopo l’indipendenza, ma scegliere questi due colori non fu affatto semplice…
Prima del 1917, la Finlandia non aveva una bandiera nazionale propria: sotto il dominio svedese si usava quella svedese, poi quella dell’Impero russo. Il Granducato di Finlandia aveva però un proprio stemma, con un leone dorato su fondo rosso, ripreso anche su alcuni vessilli. Per questo, per un periodo, rosso e giallo furono considerati i colori nazionali.
Nel 1848, nel pieno del fermento romantico, durante una festa studentesca a Helsinki fu cantato per la prima volta Maamme, destinato a diventare l’inno nazionale, e venne esposta una bandiera bianca con il leone dello stemma finlandese. Negli anni successivi si accese il dibattito: conservare il rosso e il giallo della tradizione oppure scegliere il blu e il bianco? Tra i sostenitori di questa seconda combinazione c’era lo scrittore Zacharias Topelius, che associava il bianco alla neve e il blu ai laghi e alle acque finlandesi. Intanto, dagli anni Sessanta dell’Ottocento, le bandiere con la croce blu avevano cominciato a comparire anche nei circoli velici.
Dopo la dichiarazione d’indipendenza venne adottata provvisoriamente una bandiera rossa con il leone dorato. Ma la guerra civile del 1918 rese il rosso un colore politicamente divisivo e la scelta cadde sulla croce blu su fondo bianco: il progetto definitivo fu elaborato dagli artisti Eero Snellman e Bruno Tuukkanen e approvato dal Parlamento il 28 maggio 1918.
In Finlandia ci sono diverse ricorrenze ufficiali in cui la bandiera viene issata sugli edifici pubblici, nei cortili e sui pennoni delle abitazioni. Tra queste, naturalmente, c’è il 6 dicembre. Ma c’è una piccola differenza: la bandiera di Stato porta al centro della croce lo stemma con il leone, mentre quella nazionale che si vede comunemente sventolare sulle case è tutta bianca e blu, senza stemmi.
L’inno nazionale finlandese
Scritto in svedese da Johan Ludvig Runeberg come parte del poema Le storie dell’alfiere Stål e musicato da Fredrik Pacius nel 1848, tradotto in finlandese da un gruppo di traduttori guidati da Julius Krohn e successivamente rivisto da Paavo Cajander, Maamme laulu («Canto della nostra patria», in sve. Vårt land) è divenuto l’inno nazionale della Finlandia già nella seconda metà dell’Ottocento.
L’inno si compone di undici strofe, ma di solito se ne cantano soltanto la prima e l’ultima. Nei suoi versi emerge il ritratto di una terra povera d’oro, ma ricca di bellezze naturali: il mormorio delle foreste, il chiaro di luna, i torrenti impetuosi, i fiumi, le isole e i laghi. I finlandesi sono descritti come un popolo temprato dalle guerre, dalla fame e dalla durezza del clima, che ha lottato e costruito il proprio futuro «con l’aratro, la spada e il pensiero». È quella terra dei mille laghi, umile e cara, piena di speranza e di ricordi, di gioie e di pianti, che i finlandesi sono orgogliosi di chiamare patria.
➡️ Ascolta l’inno nazionale finlandese – Versione tradizionale | Versione strumentale degli Apocalyptica
Finlandia = Suomi; Finlandese = Suomalainen
Russia = Venäjä; Russo = Venäläinen
Svezia = Ruotsi; Svedese = Ruotsalainen
Indipendenza = Itsenäisyys
Patria = Isänmaa/ Kotimaa
Guerra = Sota
Inno nazionale = Kansallislaulu
Bandiera = Lippu
Candela = Kynttilä
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Testi © Giulia Santelli
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